Drammatico /

giovedì 20 dicembre ore 21:00
venerdì 21 dicembre ore 21:00
sabato 22 dicembre ore 17:30

Regista

Jafar Panahi

Sinossi

A volte basta una “piccola” idea per portare sullo schermo un grande tema. Jafar Panahi, regista iraniano dissidente, a cui il regime da tempo ha vietato di realizzare film e di lasciare il paese, lo dimostra anche questa volta con Three FacesTre volti. Il regista iraniano lo fa partendo da un mistero, la cui risoluzione dovrà necessariamente passare per le contraddizioni di un paese scovate nelle viscere delle sue più arcaiche convinzioni.

L’idea è questa: una giovane aspirante attrice (Marziyeh Rezaei) filma il proprio suicidio con uno smartphone, supplicando per l’ennesima (?) volta la star iraniana Benhaz Jafari di prendere a cuore la sua situazione, quella di ragazza osteggiata dalla famiglia e dalla comunità locale nel suo desiderio di perseguire il proprio sogno. Benhaz Jafari, sconvolta, parte insieme al regista Jafar Panahi alla volta di quel villaggio remoto, per capire se quel video sia autentico o una messa in scena. Panahi – che nel film si ritaglia nulla più che il ruolo dell’autista, accompagnatore, “traghettatore” – si inserisce in questa contraddizione, continuando a far sì che il racconto proceda su questa continua sospensione tra realtà e finzione, sospensione su cui sin dall’inizio (con l’attrice che sospetta sia tutto un suo inganno ripensando a quella volta che le aveva parlato di uno script basato su un suicidio…) il regista ha costruito l’intera operazione.

Altro

Panahi è stato condannato nel 2010 e per una durata di tempo illimitata a non realizzare più film, a non scrivere più sceneggiature, a non rilasciare più interviste e a non uscire più dal suo paese, pena 20 anni di carcere per ogni divieto violato, ovvero una potenziale sanzione complessiva di 80 anni di detenzione. La condanna è stata confermata in appello nell’autunno 2011.

Malgrado i divieti, ha però continuato a scrivere e girare, realizzando This is Not a Film (2011) e Closed Curtain (Orso d’Argento per la Sceneggiatura alla Berlinale 2013); poi Taxi Teheran (Orso d’Oro e Premio Fipresci a Berlino 65) e quest’ultimo, Tre volti, con cui ha partecipato per la prima volta al Concorso del Festival di Cannes, vincendo il Premio per la Migliore Sceneggiatura.

Questo è Jafar Panahi, così come lo vediamo in tutti i suoi film, un regista e una persona con molte buone ragioni per sentirsi vittima, che rivolge un occhio profondamente rispettoso, astuto e compassionevole verso l’esterno, attento alle lotte altrui, e trovando tale empatia che il suo film equivale a una sentita dichiarazione di solidarietà. Anche se può sembrare che il regista iraniano abbia raggiunto un certo grado di rassegnazione malinconica per se stesso e per la sua patria, il tema centrale è che l’ingabbiato Panahi è determinato a prendere le difese di qualcun altro, e in tempi come questi, tale generosità di spirito è il suo silenzioso atto di sfida cinematografica.

Fonti: Variety, Il Cinematografo, My Movies

Pubblicato il: mercoledì, 21 novembre, 2018
a cura di: Oltre il Cristallo
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