Storia

Piccola grande storia del Cinema Cristallo

I primordi

Prima del 1971 c’erano ben due sale di proiezione a Dolceacqua. L’insegna di una delle due, il cinema Balbo, è ancora visibile nella via principale. L’altra, che è confluita successivamente nel Cinema Cristallo, era curata da una figura già allora carismatica e piena di energia, quella Don Angelo Nanni, parroco dalla lunghissima attività a Dolceacqua, ma anche artista, ceramista scultore, decoratore e vignaiolo … oltre che molto attento a coinvolgere i giovani intorno ad un divertimento davvero partecipato, curando eventi anche in vallata e oltre (proiezioni all’oratorio di Isolabona e nelle colonie sul mare, in particolare a Bordighera.)

Il contesto, tutto sommato, era molto vicino a quello rappresentato nella prima parte del film “Nuovo Cinema Paradiso”. In quell’epoca le televisioni erano ancora poche e spesso venivano viste collettivamente, come succede ora con gli eventi sportivi.

I locali

Sul luogo dove oggi sorge il cinema c’era un orto parrocchiale. Don Nanni vendette alcune proprietà di famiglia per costruire l’immobile allo stato grezzo e vi dedicò, poi, con l’aiuto di molti volontari tra cui i giovanissimi fratelli Andrighetto, Nino Coco e Antonio Viscech, moltissime ore serali, anche fino a notte inoltrata, per arredarlo e rifinirlo.

Le sue doti artistiche gli permisero di dare più di un tocco di originalità, realizzando a mano le centinaia di formelle di ceramica della cornice alta,  i bassorilievi della platea e della biglietteria, le lanterne di ferro battuto stile veneziano che contribuiscono all’atmosfera raccolta e il tronco d’albero (utilizzato anche come porta-manifesti) che caratterizza la biglietteria.
Si pensi che la facciata, interamente decorata in ceramica e mattoni, è vincolata dalla Sovrintendenza!

La dotazione tecnica

Sempre all’avanguardia. Il cinema Cristallo è tra le prime 100 sale in Italia a dotarsi del sistema Dolby. Il primo schermo fu sostituito dall’attuale, all’epoca tra i migliori e con alte prestazioni.

Qualche cenno sull’attività

L’attività nel nuovo locale, che conta 220 posti, inizia nel 1971. Alcuni dettagli sono ancora da sistemare, ma viene proiettato subito un film a colori “Robinson nell’isola dei corsari”, pellicola in tecnicolor degli anni ‘60 la cui locandina originale era esposta all’ingresso.

Da quel momento, le proiezioni sono quotidiane, a volte si arriva perfino a proiettare due film in un giorno e la partecipazione di pubblico è molto alta, tra le novanta e le cento persone a proiezione!

Già dopo due anni le prime difficoltà: con l’introduzione del 35 mm, il 16 mm (passo ridotto) dopo molti anni di onorato servizio va in soffitta, visto che è un formato di cui iniziano a mancare i film in catalogo. Nonostante l’immenso sforzo, si riesce con gli incassi del cinema, i contributi e i proventi dell’attività di ceramista di Don Nanni ad acquistare il nuovo proiettore, che permetterà quindi di mantenere la sala all’avanguardia. E’ il 1972.

La citata attività di ceramista (il laboratorio è posto sopra al cinema) non è secondaria.
Don Nanni è infatti il primo parroco autorizzato dal Vaticano a servire messa in calici di ceramica. Ne realizza uno di pregevole fattura e a Lourdes gliene ordineranno ben quattrocento, che saranno poi consacrati in una funzione da lui stesso ufficiata. Tale attività, quindi,  insieme agli incassi del cinema e a qualche contributo, ha sempre permesso l’equilibrio economico.

Ma torniamo alla vita del nostro cinema: i film devono essere contrattati in una prima fase a Genova, dove ci si reca personalmente ogni quaranta giorni per assicurarsi almeno tre titoli, ma non le prime visioni! Nei primi tempi, infatti, si doveva attendere in media ben diciotto mesi per ottenere un film!
Per fortuna la distribuzione migliora e i tempi scendono a tre – quattro mesi (rispetto agli attuali venti – trenta giorni).

1975. Un piccolo grande scandalo … Una tempesta in un bicchier d’acqua:  viene proiettato il film “Romanzo Popolare” con Ugo Tognazzi ed Ornella Muti. I “mal pensanti” dell’epoca gridano allo scandalo e la voce arriva fino in ambienti genovesi e ha risalto sul giornale scandalistico dell’epoca “Abc”, per poi spegnersi velocemente, così com’ era nato .

La crisi

Il moltiplicarsi delle possibilità di svago, la maggiore mobilità, la televisione tradizionale prima e quella digitale poi hanno portato un po’ dappertutto al ridimensionamento del numero di cinema funzionanti.

Dal 1981, con la chiusura delle due sale, la città di Ventimiglia di 25.000 abitanti, rimane senza cinema per oltre 20 armi. La recente riapertura del Cinema- Teatro, avvenuta pochi anni fa, aumenta la concorrenza vicina.

Un complesso sistema di distribuzione, che privilegia le grandi sale, impedisce una programmazione di medio termine sul circuito commerciale e addirittura, per improvvisa modifica della disponibilità dei film più visti, a favore delle grandi città, si è costretti a riprogrammare, pur arrivando a proiettare le prime visioni dopo una – due settimane al massimo.

Anche la qualità di molti film commerciali, spesso provenienti dagli Stati Uniti, che si riduce progressivamente è probabilmente causa della progressiva disaffezione.

Ma la lenta discesa è inesorabile e non permette più di accantonare somme per interventi straordinari.

Una discesa a dir il vero non costante, con alcune eccezioni costituite da film anche italiani che riscuotono un discreto successo, o in occasione di colossal come “Avatar” di Cameron o la serie di  “Il signore degli anelli”, preceduti da una grande promozione, o il riuscito esperimento di recenti e ben organizzate rassegne.

Bisogna risalire tuttavia alla proiezione del film “Titanic” per rivedere la sala davvero gremita, fino al limite delle sue capacità.

Nel 2009 si spegne il fondatore, che tuttavia ha continuato fino alla fine ad aprire il cinema e ad assicurare il servizio di biglietteria.

La necessità di modifiche all’impianto di riscaldamento, i costi stessi del gasolio, ma soprattutto l’affacciarsi della necessità di un rilevante investimento per passare al sistema digitale, ha posto una pesante ipoteca sul futuro del cinema. Attualmente, infatti, il 60% dei titoli è ormai distribuito su digitale e il tradizionale supporto a 35 mm sopravvivrà non oltre la metà del 2013.

Due anni di tempo al massimo, quindi, per rilanciare la sala, far quadrare i conti, aumentando naturalmente il flusso degli attuali spettatori.

Rilancio

Alcuni conguagli giunti ad appesantire i conti, l’impossibilità per la Curia e per gli Enti Pubblici  oggi in forte difficoltà finanziaria e la scarsa risposta da parte dell’utenza, avevano di fatto già condannato il cinema.

Qualcosa tuttavia è scattato … Nel corso di poche riunioni, l’ipotesi di chiudere per sempre un’avventura così significativa, ha stimolato uno scatto d’orgoglio per garantire  la possibilità per tantissime persone della vallata, turisti di passaggio e soprattutto per i cittadini di Dolceacqua di continuare a godere .. a chilometro zero … di una serena serata di svago, magari preceduta o seguita da una piacevole sosta presso uno dei numerosi ristoratori vicini.

Un risveglio di attenzione in ricordo del fondatore e per rispetto degli operatori da sempre non retribuiti, attenzione che non può andare perduta, ma che deve anzi essere rafforzata e consolidata in un soggetto completo (associazione, cineforum e circolo culturale) che rilanci attraverso le nuove tecnologie e le moderne possibilità di interagire attraverso la rete, un rinnovato interesse per tutte le proposte culturali, con un coinvolgimento dal basso.

Il collegamento con le persone attive, con le altre associazioni e gli Enti e con tutta la vallata, per affiancare al canale tradizionale  una serie di attività didattiche con le scuole e per diverse fasce di età,  l’organizzazione di rassegne, dibattiti, proiezioni di documentari fino ad arrivare a film in lingua straniera permetterà quell’indispensabile e costante interesse senza il quale l’investimento finanziario, pur reperendone i fondi, non avrebbe senso. Solo la presenza di un pubblico darà senso all’introduzione del digitale e delle nuove opportunità che esso offre (allargamento ad altri canali di distribuzione, eventi sportivi e musicali di livello).

Ma il progetto parte dal Cinema anche per tentare di andare oltre. Per la socialità, per lo stare insieme, per il confronto tra le persone, stimolati nel dibattito magari proprio dalla proiezione, per il superamento della solitudine dei Tempi Moderni ben rappresentati da Chaplin molto tempo fa, ma ancora attualissimi.

Dolceacqua, agosto 2011 – testo redatto da Gianluca Pizzio dopo un’intervista a Pierangelo Andrighetto