Drammatico /

giovedì 14 giugno ore 21:00
venerdì 15 giugno ore 21:00
sabato 16 giugno ore 18:00 FR

Regista

Hubert Charuel

Ultimo film della rassegna
Sabato pomeriggio ore 18 in versione originale (francese)

Sinossi

Difficile non innamorarsi di Petit paysan, vera gemma del cinema d’oltrape presentata al Festival di Cannes 2017. Girato nella pittoresca campagna francese, il film debutto di Hubert Charuel narra del tenero amore tra un giovane pastore e le sue mucche da latte, la cui vita è messa a repentaglio da un’epidemia vaccina che si abbatte sulla Francia.

Altro

Il cinema francese ha il pregio di tornare periodicamente ad abbandonare le grandi città per raccontarci la vita della provincia e, nello specifico, quella della campagna. Charuel ha lo sguardo del documentarista quando ci mostra la nascita di un vitellino ma sa come passare al thriller (riuscirà il nostro eroe ad evitare l’abbattimento di tutte le sue bestie?) senza dimenticare importanti annotazioni sociologiche. Ci ricorda infatti che se la tecnologia è un valido ausilio al lavoro degli allevatori (anche se non è ancora arrivata a misurare il grado di felicità degli animali) le istituzioni non sono altrettanto attente ai loro bisogni. Chi si trova colpito dalla disgrazia di un’epidemia si vede promettere rimborsi ed incentivi ma nell’attesa (lunga) non sa come tirare avanti. Charuel però non si limita a costruire la tensione su questi elementi. Si prende anche il tempo per descriverci l’amore ma anche la frustrazione che un ‘petit paysan’ trentenne prova per gli animali e nei confronti della quotidianità.

Fonte: Mymovies

A metà strada fra il dramma rurale e il thriller sociale, Petit paysan mette a stridente confronto, con innegabile sensibilità documentaristica, una dimensione di vita e di lavoro locale insidiata dalle “miopie” del mondo globalizzato, individuate, nel film, in istituzioni europee assai lontane dalle voci contadine provenienti “dal basso” e troppo rigide rispetto alle pressanti emergenze dei piccoli produttori. Charuel, d’altronde, sa bene di cosa parla: il film è stato girato nella fattoria dei suoi genitori, tra Reims e Nancy, la madre recita nel piccolo ruolo di un ispettore sanitario, il padre, sullo schermo, veste i panni del papà di Pierre e il nonno interpreta un anziano vicino di fattoria.

In continua oscillazione tra responsabilità individuali e “colpe di sistema”, tra manualità e tecnologia, Petit paysan mette il naso anche in una fattoria ultramoderna, dove le mandrie sono sistemate in comode stalle con musica in filodiffusione, mentre un robot le nutre e le munge, ma poi torna a collocare la macchina da presa nella storica azienda di famiglia. Dove ogni mucca viene chiamata per nome. E dove i vitellini, per scongiurare il rischio di contagio, vengono portati a dormire, in braccio, sul divano di casa.

Fonte:  Paolo Perrone in SdC

Pubblicato il: domenica, 27 maggio, 2018
a cura di: Graziella Bosco
Presidente