Drammatico /

giovedì 25 gennaio ore 21:00
venerdì 26 gennaio ore 21:00
sabato 27 gennaio ore 17:30

Regista

Lola Doillon

In occasione della ricorrenza del Giorno della memoria, la proiezione del film sarà preceduta da un’introduzione e seguita, per chi lo desidera, da dibattito.

Sinossi

Basato su una storia vera, il film racconta la vicenda di Fanny, una ragazzina ebrea di 13 anni che nel 1943, durante l’occupazione della Francia da parte dei tedeschi, viene mandata insieme alle sorelline in una colonia in montagna. I bambini che si trovano in questa “colonia”, sono di religione ebraica e affidati dai genitori a persone coraggiose che si impegnano a proteggerli dalle persecuzioni antisemite. Quando i rastrellamenti nazisti si intensificano e inaspriscono, i bambini sono costretti a fuggire dal luogo protetto in cui si trovano nel tentativo di raggiungere il confine svizzero per salvarsi.

Altro

La vicenda di questi personaggi, toccante e necessaria, è una storia di infanzia negata, rubata e perseguitata, ed è il gancio narrativo a cui Lola Doillon ha appeso il suo talento registico per frugare ancora una volta anime acerbe con leggerezza, empatia e sensibilità primitive, e per aggiungere la sua personalissima voce al coro che ha cantato e (fortunatamente ancora canta) la Shoah. Non c’è però nessun accademismo e nessun intento pedagogico nella sua versione più da guerrilla e quasi tutta “scappa e fuggi” della rocambolesca vera avventura di Fanny Ben-Ami, che dalla Francia occupata riuscì miracolosamente ad arrivare in Svizzera alla guida di un combattivo plotone di piccolini. E questo per due precise ragioni.

La prima è che Il viaggio di Fanny funziona come un thriller, come il miglior thriller, anzi, dove dietro ogni angolo si celano una minaccia, il tradimento di un compagno, una mossa falsa, il pericolo di morte. Il ritmo infatti è serrato e il candore infantile, così come come la scarsa resistenza fisica di chi ha solo 4 o 5 anni, ben si adattano al genere, perchè hanno l’effetto di moltiplicare la tensione.

La seconda ragione è che il film è attraversato da pause liriche e non è mai troppo sconvolgente – alla Doillon interessa parlare in particolare ai bambini. Per questo segue un andamento narrativo classico, sceglie di non “appoggiarsi” a grandi volti noti e ha impiegato mesi nella ricerca della giovane protagonista femminile, trovata nella brava ed espressiva Léonie Souchaud. La Fanny da lei impersonata si impone come la pre-adolescente che forse tutti eravamo o avremmo voluto essere, ed è solo una delle donne forti di quello che probabilmente a nessuno potrà sembrare un feel good movie, nemmeno al pubblico giovanissimo che lo vedrà come una favola un po’ movimentata. Perché è di ferocia umana che parliamo, di inaudita ferocia, anche nei confronti delle creature più innocenti, che colmano con la loro grazia un buio vuoto di senso.

Fonte: Comingsoon

Pubblicato il: giovedì, 4 gennaio, 2018
a cura di: Graziella Bosco
Presidente